In giro per musei
COLOSSEO

Furono gli imperatori della famiglia Flavia a costruire il grande anfiteatro, destinato agli spettacoli gladiatori e alle cacce di animali selvatici, che nei secoli successivi sarebbe divenuto il simbolo stesso dell’eternità dell’Urbe.
L’edificio, chiamato Colosseo a partire dal medioevo forse per la vicinanza di una colossale statua di Nerone, sorse sull’area prima occupata dal laghetto artificiale della Domus Aurea. I lavori, iniziati con Vespasiano, vennero terminati nell’80 d.C. da Tito, che promosse una grandiosa inaugurazione con giochi durati, sembra, cento giorni, durante i quali furono uccise circa cinquemila fiere.
La costruzione venne poi completata al tempo di Domiziano (81-96). L’edificio, a pianta ellittica, presenta esternamente una triplice serie di ottanta arcate in travertino inquadrate da semicolonne tuscaniche nel primo ordine, ioniche nel secondo, corinzie nel terzo. Sulla sommità, possiamo ancora vedere le mensole e i fori dei pali che sostenevano il grande velario usato per riparare gli spettatori dal sole e dalla pioggia. I numerosi fori visibili su tutta la superficie esterna furono invece praticati nel Medioevo, allo scopo di recuperare le placche metalliche che tenevano unitii blocchi di pietra. Le arcate al pianoterra permettevano l’accesso alle scalinate e alle gradinate per il pubblico.
Al di sopra degli archi si possono ancora leggere, in lettere romane, i numeri che indicavano i diversi settori della cavea. Solo i quattro ingressi principali, posti in corrispondenza degli assi maggiori, non erano numerati perché riservati a categorie privilegiate: magistrati, vestali, collegi religiosi, ecc. L’ingresso del lato settentrionale conduceva alla tribuna riservata all’imperatore.
Al centro dell’anfiteatro sono visibili gli ambienti sotterranei in origine ricoperti da tavole di legno che costituivano la superficie dell’arena: qui si trovavano i macchinari, le gabbie delle belve, i magazzini, gli ambienti di servizio. Quattro corridoi, sotto gli ingressi principali, collegavano i sotterranei con l’esterno: uno di questi conduceva al Ludus Magnus, la principale caserma dei gladiatori.
Gli spettacoli erano gratuiti e i posti erano suddivisi secondo la classe di appartenenza: alcuni gradini del settore più basso, riservato ai senatori, riportano iscritti i nomi di 195 personaggi di ordine senatorio del periodo di Odoacre (476-483). I giochi gladiatori furono definitivamente proibiti da Valentiniano III dopo il 438 d.C. mentre gli spettacoli di caccia alle fiere continuarono fino al 523.
Nel medioevo il Colosseo fu trasformato in fortezza appartenuta prima alla famiglia Frangipane e poi agli Annibaldi. Divenuto una cava di materiali per costruzioni e come tale per secoli incessantemente spogliato, nel 1749 venne consacrato da Benedetto XIV alla Passione di Gesù e “riutilizzato” come monumentale Via Crucis.
Agli inizi del XIX secolo si ebbero i primi interventi di consolidamento statico della struttura, durante i quali vennero costruiti i grandi muraglioni in laterizi che tuttora sostengono quello che resta della cinta esterna.
INFO
Indirizzo: Piazza del Colosseo
ORARI
8.30 - 16.30 dal 2 gennaio al 15 febbraio
8.30 - 17.00 dal 16 febbraio al 15 marzo
8.30 - 17.30 dal 16 marzo all’ultimo sabato di marzo
8.30 - 19.15 dall’ultima domenica di marzo al 31 agosto
8.30 -19.00 dal 1 settembre al 30 settembre
8.30 - 18.30 dal 1 ottobre all’ultimo sabato di ottobre
8.30 - 16.30 dall’ultima domenica di ottobre al 31 dicembre
La biglietteria chiude un'ora prima
COSTI
Intero: € 12,00
Ridotto: € 7,50
Gratuito fino a 18 e oltre 65 anni UE
Il biglietto è valido due giorni e consente l’ingresso al Colosseo e alle mostre all’interno del Colosseo, al Foro Romano, al Palatino e ai monumenti aperti all'interno del Palatino/Foro Romano
Biglietto Ridotto per i cittadini della Unione Europea tra i 18 e i 24 anni
ARCHAEOLOGIA CARD valido 7 giorni per Palazzo Massimo, Palazzo Altemps, Crypta Balbi, Terme di Diocleziano, Colosseo, Foro Romano e Palatino, Terme di Caracalla, Villa dei Quintili, Mausoleo di Cecilia Metella.
INTERO € 23,00
RIDOTTO € 13,00
PRENOTAZIONE INGRESSO
Singoli € 1,50 consigliata per accedere senza file al monumento; i gruppi organizzati composti da 14 visitatori e oltre, fino ad un massimo di 50 unità, devono obbligatoriamente prenotare il turno di accesso che include la fornitura di apparecchi radioguida, per i gruppi che non sono dotati di apparecchi propri; la prenotazione del turno di accesso ha un costo di € 21,00 e comprende l’ingresso sino a 14 unità (dal 15° componente in poi si paga il supplemento di € 1,50 a persona direttamente alla cassa); anche le scuole sono obbligate a prenotare il turno di accesso, il costo è di € 10,00 e il gruppo non può superare le 50 unità.
ROMA PASS.
Visite per singoli
partecipanti: max 40
durata: 45 minuti
costo: € 4,00
prenotazione: richiesta
Visite per gruppi
orario: a scelta
lingua: italiano, inglese, francese, spagnolo, tedesco
partecipanti: max 30
costo: € 100,00 (scuole € 80.00)
durata: 45 minuti
prenotazione: necessaria
Audioguide
lingue: italiano, inglese, francese, spagnolo, tedesco, giapponese, russo, cinese, arabo
durata: 1 ora e 10 minuti
costo: € 4,50
Videoguide
lingue: italiano, inglese, francese, spagnolo, tedesco
durata: 45 minuti
costo: € 5,50
MUSEI VATICANI
Nel 1822 viene aperto il Braccio Nuovo. Con Gregorio XVI vengono aperti nel 1837 il Museo Gregoriano Etrusco, nel 1839 il Gregoriano Egizio, nel 1844 quello Profano Lateranense (oggi Gregoriano Profano) e successivamente il Pio Cristiano. Nei primi decenni del ‘900 vengono allestiti il Museo Missionario Etnologico ed aperta al pubblico la Pinacoteca. Nel 1973 Paolo VI inaugura il Museo Storico e la Collezione d'Arte Religiosa Moderna.
Museo Pio Clementino - Raccoglie esemplari di scultura antica come l'Apollo del Belvedere (130-140 d.C.); il gruppo del Lacoonte (I sec. d.C.); l'Apollo Sauroktonos e la Venere Cnidia, la colossale Testa di Giove. Si segnalano i due sarcofagi in porfido di Costanza e di Sant’Elena, rispettivamente figlia e madre di Costantino.
Museo Chiaramonti - Ospita diverse sculture romane, come la statua di Ganimede, una colossale testa di Atena, un ritratto di Tiberio, un rilievo con le tre Grazie (I sec. d.C.). Nella Galleria Lapidaria sono raccoltenumerose iscrizioni pagane e cristiane e nel Braccio Nuovo statue come l'Amazzone ferita, il Doriforo, l'enorme statua del Nilo, l'Augusto di Prima Porta.
Museo Gregoriano Etrusco - Contiene numerosi reperti provenienti per lo più dagli scavi ottocenteschi effettuati nell'Etruria meridionale, come il corredo della tomba Regolini-Galassi. Esposti anche alcuni sarcofagi e una ricca raccolta di vasi greci, italioti ed etruschi. Da segnalare la stele sepolcrale bilingue di Todi con doppia iscrizione, in latino e in gallico (II sec. a.C.).
Museo Gregoriano Egizio - Ideato da uno dei primi egittologi italiani, padre Ungarelli, raccoglie una serie di statue raffiguranti divinità o personaggi della famiglia reale, come la madre e la sorella di Ramses II, sarcofagi, mummie ed elementi dell'arredo funerario. Ricostruita anche la decorazione statuaria di Villa Adriana a Tivoli.
Museo Gregoriano Profano - Espone sculture greche e romane come tre frammenti del Partenone di Atene, la Testa di Atena (460 a.C.), l'Ara dei Vicomagistri (I sec. d.C.) e due grandi rilievi raffiguranti l'Arrivo di Vespasiano a Roma e la Partenza di Domiziano. Presenti alcuni sarcofagi con soggetti mitologici. Tra le copie bronzee spicca il gruppo di Atena e Marsia.
Museo Pio Cristiano - Raccoglie materiali provenienti dagli scavi nelle catacombe romane, numerosi sarcofagi (III-V sec. d.C.), tra i quali un calco del sarcofago di Giunio Basso e la statua del Buon Pastore (III sec. d.C.).
Museo Missionario Etnologico - Documenta le manifestazioni religiose e i culti degli altri continenti. Di notevole importanza le sculture azteche del XV sec., le sculture indiane di divinità induiste, le maschere rituali dell’Oceania e dell’Africa.
Collezione d'Arte Religiosa Moderna - Allestita in parte nelle sale dell'Appartamento Borgia, decorato dal Pinturicchio, espone opere di Rosai, Boccioni, Balla, De Chirico, Guttuso, Manzù.
Gallerie Superiori - La Galleria dei Candelabri raccoglie materiale archeologico di epoca romana, come il gruppo scultoreo di Ganimede e l'Aquila (II sec. d.C.) e la statua di Artemide. La Galleria degli Arazzi espone arazzi di manifattura fiamminga (XVI sec.) er omana (XVII sec.). La Galleria delle Carte Geografiche espone 40 riquadri dedicati al territorio d'Italia eseguiti nel 1580-83.
Museo della Biblioteca Vaticana - Ospita diverse testimonianze di arte sacra: la Sala delle Nozze Aldobrandine, con affreschi di età romana; la Sala dei Papiri, con vetri dorati del periodo paleocristiano; il Salone Sistino, con affreschi di Cesare Nebbia e altri artisti; le Sale Paoline; la Sala Alessandrina e la Galleria Clementina, con bozzetti del Bernini.
Pinacoteca - Conserva opere databili dal XII al XVIII sec., realizzate da Pietro Lorenzetti, Simone Martini, Giotto, Beato Angelico, Masolino da Panicale, Filippo Lippi, Perugino, Pinturicchio, Tiziano, Paolo Veronese, Giulio Romano, Ludovico Carracci, Caravaggio (Deposizione di Cristo), Poussin, G. Reni, Guercino, O. Gentileschi. Esposti anche i modelli in argilla usati dal Bernini per le sculture della Cappella del Sacramento e per la Cattedra di San Pietro e i 10 arazzi realizzati a Bruxelles su disegni di Raffaello.
INFO
Indirizzo: Viale Vaticano, 100
Telefono: +39 06 69884947 - 69884676 info - 6982
Fax: 0039 06 69885100 pren. visite guid.
ORARIO:
dalle 8.30 alle 18.00
La biglietteria chiude alle ore 16.00
Chiuso Domenica ad eccezione dell'ultima domenica del mese
Chiuso 1 e 6 gennaio, 11 febbraio, 19 marzo, Pasqua e Lunedì dell'Angelo, 1 e 22 maggio, 14 e 15 agosto, 1 novembre; 8 e 25-26 dicembre.
Note: Aperto l'ultima domenica di ogni mese con ingresso gratuito orario 8.30-14.00 (ultimo ingresso ore 12.30), purché non coincida con la Pasqua, 29 giugno, 25 o 26 dicembre.
Museo Storico Vaticano:
Orario visite: 9.00 - 10.00 - 11.00 - 12.00 dal lunedì al sabato.
Per le visite non occorre prenotazione.
Chiuso la domenica. Osserva le stesse chiusure dei Musei Vaticani.
PREZZI
Intero: € 14,00
Ridotto: € 8,00
Riduzioni:
- € 8,00 per: studenti dai 6 ai 14; studenti dai 14 ai 26 anni in possesso di documento studentesco valido;-scolaresche, durante l'anno scolastico, con lista redatta su carta intestata dell'Istituto;-gruppi di pellegrini con autorizzazione della propria Diocesi vidimata dalla Curia;
- € 4,00 per le scolaresche di Roma e Provincia durante i mesi di Nov-Dic-Gen-Feb;
Gratuito:
bambini tra 1 e 6 anni; disabili più accompagnatore - l'ultima domenica di ogni mese e il 27 settembre.
Il biglietto di ingresso ai Musei Vaticani dà diritto alla visita dei Musei Vaticani e Cappella Sistina per il solo giorno di emissione e consente di visitare, entro i 5 giorni successivi (compreso il giorno di emissione), il Museo Storico e l'Appartamento Nobile del Palazzo Apostolico Lateranense in Piazza S. Giovanni in Laterano.
Ingresso libero ultima domenica del mese
VISITE GUIDATE PER SINGOLI:
Musei Vaticani e Cappella Sistina (durata 2 ore).
Da novembre a febbraio tutti i giorni feriali alle ore 10,30; da marzo a ottobre: lun-ven. h. 10.30 - 12.00 - 14.00 (in inglese); sab. h. 10.30 (in inglese) - 11.30 (in italiano).
Tariffe: intero € 23,50; ridotto € 18,50; Fax 06.69884019
Giardini Vaticani (durata 2 ore).
Da novembre a febbraio il sabato h. 11.00; da marzo a ottobre martedì, giovedì e sabato alle ore 11.00
Tariffe: intero € 18,00; ridotto € 14,00.
Prenotazione obbligatoria: fax: 06. 69884019, e-mail: visiteguidate.musei@scv.va
specificando: il nome, il giorno, il numero dei partecipanti e che cosa si vuole visitare (giardini vaticani)
Info tel. 06. 69884676
Partenze dallo sportello Visite Guidate. I biglietti si acquistano la mattina stessa.
VISITE GUIDATE PER GRUPPI
Musei Vaticani e Cappella Sistina (durata 2 ore)
Tutti i giorni feriali con orario da concordare
Tariffe: intero € 23,50; ridotto €18,50
Giardini Vaticani e Cappella Sistina (durata 3 ore)
Tutti i giorni feriali, escluso il mercoledì, con orario da concordare
Tariffe intero € 26,50; ridotto € 17,50
Giardini Vaticani (durata 2 ore) Tutti i giorni feriali escluso il mercoledì con orario da concordare
Tariffe: intero € 12,00; ridotto € 8,00
Prenotazione obbligatoria: fax 06.69885100. Info tel. 06.69883145
Partenze dallo sportello Visite Guidate. I biglietti si acquistano la mattina stessa.
Visita alla Cappella Sistina: Per i gruppi accompagnati da guide autorizzate di Roma l'ingresso avviene dalle ore 8.00 alle ore 8.45.
Visite didattiche per le scuole: Info e pren tel. 06 69884947
ITINERARI
L'Opera Romana Pellegrinaggi organizza per pellegrini e turisti varie iniziative sia a bordo di Open Bus sia a piedi, mirate alla scoperta del patrimonio religioso-culturale della Città del Vaticano.
Gli Itinerari:
- Inside the Vatican: Musei Vaticani e Cappella Sistina "senza fila" + Basilica di San Pietro e Tombe dei Papi
- Basilica di San Pietro e Tombe dei Papi
- Laterano e San Giovanni
Le iniziative "Roma Cristiana" sono in vendita anche presso i P.I.T. e ai possessori della card turistica Roma Pass e Roma&Più Pass verrà applicato uno sconto del 10%.

GALLERIA BORGHESE
Minata da gravi problemi di stabilità e ritenuta a lungo a rischio di crollo a causa di un diffuso dissesto idro–geologico che ha interessato tutta la zona, la palazzina ha subito infatti una prolungata chiusura che ha privato per anni romani e turisti di uno dei gioielli museali più ricchi e raffinati di cui dispone la capitale.
Tipico esempio di villa delle delizie di rinascimentale memoria, la splendida residenza suburbana sita fuori Porta Pinciana è uno dei pochi esempi superstiti di quella cinta di dimore patrizie spazzate via dal boom edilizio successivo all’annessione di Roma al Regno d’Italia: fortunosamente scampata ad una delle tipiche speculazioni dell’epoca, fu acquisita dallo Stato Italiano nel 1902 nel
suo complesso costituito da palazzina, collezioni e parco, quest’ultimo ceduto l’anno successivo al Comune di Roma.
Il nucleo originario della villa risale ai primi anni del XVII secolo quando Scipione Borghese, spregiudicato mecenate e collezionista, divenuto cardinal nipote del pontefice Paolo V e dunque beneficiario di cospicue rendite, decise di trasformare un’antica, anonima vigna
cinquecentesca nella prestigiosa sede fuori porta del casato, luogo di piaceri letterari e campestri allietato da una sconfinata collezione di marmi antichi e opere d’arte dei più affermati e promettenti artisti allora sulla piazza romana. Il risultato fu un edificio a firma degli architetti Flaminio Ponzio e Vasanzio, realizzato tra il 1613 ed il 1615 con pianta a U sul modello della cinquecentesca Villa Farnesina alla Lungara, con una facciata completamente incrostata di bassorilievi e statue antiche e un interno complessivamente molto sobrio, inteso come sfondo neutro su cui stagliare la superba collezione d’arte messa insieme con mezzi non sempre leciti.
Prelievi forzati compiuti nottetempo (come nel caso della celebre Deposizione Baglioni di Raffaello), dipinti estorti addirittura comminando il carcere (come toccò al Domenichino) o prelevando generosamente nelle casse della Camera Apostolica, fecero confluire nella dimora opere di eccezionale valore che abbagliano ancor oggi con la loro bellezza i visitatori moderni.
Raffaello, Perugino, Dosso Dossi, Beccafumi, Sodoma, Lotto, Bronzino, Niccolò dell’Abate, Parmigianino tra i più antichi, Reni, Guercino, Domenichino e Albani e Algardi tra i contemporanei furono il consistente bottino delle spregiudicate operazioni di Scipione il cui colpo magistrale fu però la raccolta di alcuni dei capolavori assoluti dell’arte del ‘600 realizzati da Michelangelo Merisi da Caravaggio e dal suo protetto GianLorenzo Bernini, scultore che appare rappresentato in Galleria da opere che ne ripercorrono l’intera parabola artistica, dalle prove giovanili rappresentate dalla Capra Amaltea, dall’Ermafrodito, dall’Enea e Anchise, dal David, dall’Apollo e Dafne e dal Ratto di Proserpina a quelle della maturità quali i busti–ritratto di Paolo V e Scipione Borghese e il gruppo della Verità disvelata dal Tempo.
Straordinaria anche la concentrazione di autografi di mano del Caravaggio che consente di ammirare, in illuminante accostamento, opere giovanili del calibro del Bacchinomalato e del Ragazzo con il canestro di frutta e prove della maturità, quali la Madonna dei Palafrenieri, il San Girolamo e il San Giovanni Battista; particolarmente suggestivo in merito alle note vicende biografiche il David con la testa di Golia, nella cui testa mozza è universalmente riconosciuto l’ultimo drammatico autoritratto dell’artista prima della prematura morte.
La fisionomia austera ma ornatissima della villa di Scipione, la cui unica concessione decorativa fu l’affrescatura della loggia sul retro dipinta dal Lanfranco nel 1624, fu completamente stravolta alla fine del ‘700 quando Marcantonio Borghese diede il via ad un rinnovamento complessivo che fece della palazzina seicentesca un vero e proprio laboratorio dell’incipiente gusto neoclassico; una schiera tra i più affermati artisti e artigiani dell’epoca profuse con generosità in ogni ambiente della palazzina una ricca decorazione plastico–pittorica di estrema raffinatezza che trova il suo risultato più alto nella volta affrescata del salone d’ingresso, dove con una complessa allegoria storica si celebra in chiave augurale la nascita del primogenito di Marcantonio.
Si deve a questa fase la creazione di quel sottile gioco di rispondenze tematiche tra opere e affreschi che rende così equilibrato e unico il rapporto contenitore/contenuto che governa la Galleria Borghese.
Indirizzo: Piazzale del Museo Borghese, 5
ORARIO: da martedì a domenica dalle 9.00 alle 19.00 (con accesso ogni due ore - ultimo ingresso alle 17.00)
Chiuso lunedì, 25 dicembre, 1 gennaio
Biglietti:
intero: € 8,50
Ridotto: € 5,25
Visita guidata: € 5,00
Prenotazione: € 2,00
Audioguida: € 5,00
Note sui costi:
Il costo del biglietto si riferisce all'ingresso al Museo (comprensivo di prenotazione) escluso l'integrazione delle Mostre in corso.
- supplemento prevendita per acquisto online con carta di credito tramite il servizio 060608 € 0,50
I biglietti acquistati telefonicamente possono essere ritirati sia alle casse del Museo che presso i nuovi totem automatici installati vicino le biglietterie al piano servizi della Borghese digitando sul touch screen il codice di prenotazione.
Telefono: (lun-ven 9:00-18:00; sab 9:00-13:00) - 06 32810 pren
Visite guidate
Alla Galleria:
* In italiano: ore 11.10 - 15.10 - 17.10
* In inglese: ore 9.10 - 11.10
Per gruppi prenotare al fax 0039 06 8555952
Alla nuova Pinacoteca: martedì-domenica alle 16.00 e 17.00
Visita gratuita con prenotazione obbligatoria: € 2,00
Max 18 visitatori.
Giardini segreti: visite didattiche
Gratuite e per le scuole di ogni ordine e grado.
Sito web

MUSEO DELL'ARA PACIS
Il Museo dell'Ara Pacis rappresenta la prima opera di architettura realizzata nel centro storico di Roma dalla caduta del fascismo ai nostri giorni. Il progetto è stato redatto da Richard Meier & Partners Architects, autore di alcuni dei più notevoli musei della seconda metà del Novecento.
L'Ara Pacis rappresenta uno degli esempi più alti dell'arte classica. La sua costruzione fu votata dal Senato romano nel 13 a.C. per onorare il ritorno di Augusto dalle province di Gallia e di Spagna, dove nel corso di tre anni l'imperatore aveva consolidato il potere di Roma e suo personale, aperto nuove strade, fondato colonie.
L'altare venne edificato lungo la via Flaminia, al confine del Campo Marzio settentrionale, ma la natura alluvionale dell'area e le inondazioni del Tevere, depositando strati di limo sull'area, determinarono ben presto l'interramento dell'Ara, di cui si perse completamente memoria. La ricostruzione del monumento fu decisa in vista della ricorrenza, nel 1937/8, del bimillenario della nascita di Augusto.
Affidata all'archeologo Giuseppe Moretti, essa era materialmente realizzata nell'estate del 1938 all'interno del padiglione di via di Ripetta, edificato in tutta fretta a partire da un progetto dell'architetto Ballio Morpurgo.
Sistemata sul Lungotevere, l'Ara Pacis ha rischiato di essere compromessa dall'inadeguatezza del suo contenitore, che non poteva isolarla dal traffico, dai gas di scarico, dal surriscaldamento, dall'umidità in risalita e infine dalle polveri grasse e acide che si depositavano sui suoi marmi e sugli intonaci.
Il nuovo complesso museale è stato pertanto progettato in vista della conservazione del monumento, sia dal punto di vista ambientale sia nel sistema antisismico.
INFO
Indirizzo: Lungotevere in Augusta
ORARIO:
martedì - domenica ore: 9.00-19.00
chiuso il lunedì, 1 gennaio, 1 maggio e 25 dicembre
24 e 31 dicembre ore 9.00-14.00
Lunedì dell'Angelo 5 aprile: il Museo sarà aperto ore 9.00-19.00
Chiuso il 21 aprile (Natale di Roma) e il 22 aprile 2010
In occasione della manifestazione "I colori dell'Ara Pacis" il Museo sarà aperto anche di sera: dalle ore 20.00 alle ore 23.00 (ultimo ingresso alle ore 22.00) durante l'ultimo week end per il prossimo trimestre. Questo il calendario:
- 26, 27, 28 febbraio
- 26, 27, 28 marzo
- 21, 23, 24, 25 aprile
Il biglietto d'ingresso sarà di € 9,00 intero e di € 7,00 ridotto e consentirà l'ingresso anche a “Fabrizio De Andrè. La mostra”.
Note:
La biglietteria chiude un'ora prima.
COSTI
Intero: € 6,50
Ridotto: € 4,50
Gratuito per le categorie previste dalla tariffazione vigente
Audioguida singola: € 3,50
Radioguide®: € 1,50
Note sui costi:
In occasione di eventi culturali il prezzo del biglietto può subire variazioni: Fabrizio De Andrè. La mostra Il biglietto è € 9,00 intero e € 7,00 ridotto
Costo aggiuntivo prenotazione gruppi € 25,00 - min 12 max 30 partecipanti - (obbligatoria il sabato e festivi)
Roma Pass: il Museo rientra nel circuito della Roma Pass

MUSEO DELLA CIVILTA' ROMANA
Si tratta soprattutto di calchi di statue, busti, iscrizioni, rilievi e di parti di edifici a grandezza naturale, di plastici di monumenti e complessi architettonici di Roma e delle province dell’impero romano, oltre a testimonianze della cosiddetta “cultura materiale” come suppellettili, oggetti di uso domestico e strumenti di lavoro.
Il museo è suddiviso in 59 sezioni che si snodano su una superficie di 13.000 metri quadrati, per uno sviluppo parietale di 3 chilometri ed un altezza di 10 metri circa: tali dimensioni consentono ovviamente di ricostruire, in tutto o in parte, edifici e monumenti del mondo antico romano.
Le prime quattordici sale ospitano una sintesi storica delle origini di Roma fino al VI secolo d.C., tra cui si segnalano la carta che illustra la progressiva espansione dell’impero romano, i ritratti di imperatori ed uomini illustri tra cui Cesare, Augusto, Claudio, Nerone, Bruto, Pompeo, Cicerone ed i plastici di numerosi monumenti augustei, traianei, severiani ed aureliani.
Nella sezione dedicata al Cristianesimo sono esposti i calchi di iscrizioni e rilievi paleocristiani e di sarcofagi tra cui quello in porfido di Costantina, figlia dell’omonimo imperatore, quello del prefetto urbano Giunio Basso e quello di S. Ambrogio.
Tra le numerose altre sezioni che ricostruiscono nel dettaglio la civiltà romana nei suoi vari aspetti, dalla vita pubblica alla vita quotidiana, si ricordano quelle dedicate ai settori militari dell’esercito e della marina, quella dei porti e delle province dell’impero, quella dedicata a terme, acquedotti, ninfei e cisterne e quella che illustra teatri, anfiteatri, circhi e palestre con i plastici del Colosseo e del Teatro di Marcello a Roma.
Una menzione speciale meritano la serie completa dei calchi della Colonna Traiana, con i rilievi che illustrano le due campagne militari dell’imperatore Traiano contro i Daci (101–102 e 105–106 d.C.) ed il plastico di Roma (scala: 1:250; superficie: 200 mq)), realizzato dall’Arch. Italo Gismondi, che riproduce la città come si doveva presentare al tempo dell’imperatore Costantino, ricostruita sulla base dei risultati di ricerche e campagne di scavo effettuate nel corso degli anni; iniziato per la Mostra Augustea della Romanità nel 1937, è stato completato negli anni Settanta e rappresenta un utile strumento di conoscenza della città antica, in un interessante confronto con gli aspetti che la stessa presenta attualmente.
Indirizzo: Piazza Giovanni Agnelli, 10
Orario: martedì-sabato ore 9:00-14:00
domenica e festivi 9:00-13:30
Chiuso lunedì, 25 dicembre, 1 gennaio
Sito web

Basilica di Santa Maria Maggiore
Al centro la grande porta di bronzo realizzata da Ludovico Pogliaghi nel 1949, con episodi della vita della Vergine, i profeti, gli Evangelisti e le quattro donne che nell'Antico Testamento prefigurarono la Madonna. A sinistra la Porta Santa, benedetta da Giovanni Paolo II l'8 dicembre del 2001, portata a compimento dallo scultore Luigi Mattei e offerta alla basilica dall'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme.
Al centro Cristo risorto, il modello è l'uomo della Sindone, che appare a Maria, rappresentata come la Salus Populi Romani. In alto a sinistra l'Annunciazione al pozzo, episodio tratto dai Vangeli apocrifi, a destra la Pentecoste.
In basso nel lato sinistro, il Concilio di Efeso, che stabilì Maria quale THEOTÒKOS, a destra il Concilio Vaticano II che La volle Mater Ecclesiae.
Lo stemma di Giovanni Paolo II e il suo motto sono rappresentati nella parte alta, mentre i due in basso appartengono al Cardinale Furno, che fu arciprete della Basilica, e all'Ordine del Santo Sepolcro. L'attuale basilica risale essenzialmente al V secolo d.C.. La sua costruzione è legata al Concilio di Efeso del 431 d.C. che proclamò Maria Theotòkos, Madre di Dio, e fu voluta e finanziata da Sisto III quale Vescovo di Roma. Entrando si prova una viva impressione nel vedere la sua vastità, lo splendore dei suoi marmi e la ricchezza della decorazione; l'effetto monumentale e grandioso è dovuto principalmente alla forma della struttura della basilica e all'armonia che regna nei principali elementi della sua architettura. Costruita secondo i canoni del "ritmo elegante" di Vitruvio, la basilica è divisa in tre navate da due file di preziose colonne sulle quali corre un'artistica trabeazione ora interrotta verso l'abside da due arcate realizzate per la costruzione della Cappella Sistina e Paolina. Tra i colonnati ed il soffitto, le pareti erano in origine traforate da ampie finestre delle quali se ne conservano solo metà essendo state murate le altre. Dove erano le finestre, oggi è possibile ammirare una serie di affreschi che rappresentano "Storie della vita di Maria". Al di sopra delle finestre e degli affreschi, un fregio ligneo decorato da squisiti intagli rappresentanti una serie di tori cavalcati da amorini si unisce alla cornice del soffitto. I tori sono il simbolo dei Borgia e gli stemmi di Callisto III e Alessandro VI, i due papi Borgia, spiccano al centro del soffitto. Non è ben chiaro quale fu il contributo di Callisto III alla realizzazione di quest'opera, certo è che chi la realizzò fu Alessandro VI che vi pose mano quando era ancora arciprete della Basilica: il soffitto venne disegnato da Giuliano da Sangallo e completato da suo fratello Antonio. La tradizione vuole che la doratura sia stata realizzata con il primo oro proveniente delle Americhe che Isabella e Ferdinando di Spagna offrirono ad Alessandro VI. Come uno splendido tappeto, si stende ai nostri piedi il pavimento a mosaico realizzato dai mastri marmorari Cosma e offerto ad Eugenio III nel XII secolo, da Scoto Paparoni e suo figlio Giovanni, due nobili romani. L'unicità di Santa Maria Maggiore è dovuta però agli splendidi mosaici del V secolo, voluti da Sisto III che si snodano lungo la navata centrale e sull'arco trionfale. I mosaici della navata centrale riassumono quattro cicli di Storia Sacra i cui protagonisti sono Abramo, Giacobbe, Mosè e Giosuè e nel loro insieme, vogliono testimoniare la promessa di Dio al popolo ebraico di una terra e il suo aiuto per raggiungerla. Il racconto, che non segue un ordine cronologico, inizia sulla parete sinistra presso l'arco trionfale con il sacrificio incruento di Melchisedek, re-sacerdote. In questo riquadro è evidente l'influenza iconografica romana. Melchisedek, rappresentato nella posa dell'offerente, ed Abramo, in toga senatoria, ricordano il gruppo equestre del Marco Aurelio. I pannelli successivi illustrano episodi della vita di Abramo anteriori al primo riquadro. Ciò ha fatto a lungo credere che ogni riquadro fosse fine a se stesso fino a quando, approfondendo lo studio dei mosaici, non si è capito che la decorazione fu studiata e voluta. Il pannello con Melchisedek serve a raccordare i mosaici della navata con quelli dell'arco trionfale dove viene raccontata l'infanzia di Cristo re e sacerdote.
Poi inizia il racconto con Abramo, il personaggio più importante dell'Antico Testamento, colui al quale Dio promette una "nazione grande e potente"; con Giacobbe, a cui il Signore rinnova la promessa fatta ad Abramo; con Mosè che libererà il popolo dalla schiavitù in cui era nato rendendolo "popolo eletto"; con Giosuè che lo condurrà nella terra promessa. Il cammino si conclude con due pannelli, realizzati ad affresco al tempo dei restauri voluti dal Cardinal Pinelli, che rappresentano Davide che conduce l'Arca dell'Alleanza in Gerusalemme e il Tempio di Gerusalemme edificato da Salomone. È dalla stirpe di Davide che nascerà Cristo la cui infanzia è illustrata, attraverso episodi tratti dai Vangeli apocrifi, nell'arco trionfale.
Nel 1995 Giovanni Hajnal realizzò una nuova vetrata nel rosone della facciata principale. In essa è raffigurata l'affermazione del Concilio Vaticano II, dove Maria, eccelsa figlia di Sion, è l'anello di congiunzione tra la Chiesa del Vecchio Testamento, rappresentata dal candelabro a sette braccia, e quella del Nuovo simboleggiata dal calice con l'Eucaristia.
L'arco trionfale si compone di quattro registri: in alto da sinistra l'Annunciazione, in cui Maria è rappresentata vestita come una principessa romana, con in mano il fuso con cui tesse un velo di porpora destinato al tempio di cui era inserviente. Il racconto prosegue con l'annuncio a Giuseppe, l'adorazione dei Magi, la strage degli innocenti. In questo riquadro è da osservare la figura con il manto azzurro che dà le spalle alle altre donne: è Santa Elisabetta che fugge con S. Giovanni fra le braccia. A destra la presentazione al Tempio, la fuga in Egitto, l'incontro della Sacra Famiglia con Afrodisio, governatore della città di Sotine. Secondo un Vangelo apocrifo, quando Gesù giunge fuggiasco a Sotine, in Egitto, i 365 idoli del capitolium cadono. Afrodisio atterrito dal prodigio e memore della fine del Faraone, va con il suo esercito incontro alla Sacra Famiglia e adora il Bambino riconoscendone la divinità. L'ultimo riquadro rappresenta i Magi al cospetto di Erode. Ai piedi dell'arco le due città di Betlemme a sinistra e Gerusalemme a destra. Se Betlemme è il luogo dove Gesù nasce e dove avviene la sua prima Epifania, Gerusalemme è la città dove Egli muore e risorge (c'è un legame con il tema apocalittico della sua definitiva venuta alla fine dei tempi, evidenziato dal trono vuoto al centro dell'arco, trono affiancato da Pietro e Paolo, il primo chiamato da Cristo a diffondere la "Buona notizia" fra gli ebrei, l'altro fra i Gentili, i pagani). Tutti insieme formeranno la Chiesa di cui Pietro è guida e Sisto III suo successore. In quanto tale e come "episcopus plebi Dei" spetta a lui condurre il popolo di Dio verso la Gerusalemme celeste. Nel XIII secolo Niccolò IV, primo Papa francescano, decise di abbattere l'abside originale e di costruire l'attuale arretrandola di qualche metro, ricavando così tra essa e l'arco un transetto per il coro. La decorazione dell'abside fu eseguita dal francescano Jacopo Torriti e i lavori furono pagati dai Cardinali Giacomo e Pietro Colonna.
Il mosaico di Torriti si divide in due parti distinte: nella conca absidale c'è l'Incoronazione della Vergine, nella fascia sottostante sono rappresentati i momenti più importanti della Sua vita. Al centro della conca, racchiusi in un grande cerchio, Cristo e Maria sono seduti su di un grande trono raffigurato come un divano orientale. Il Figlio sta ponendo sul capo della Madre la corona gemmata.
Nel mosaico Maria non è vista solo come la Madre, ma piuttosto come la Chiesa Madre, sposa del Figlio.
Ai loro piedi il sole e la luna e intorno cori di angeli adoranti a cui si aggiungono S. Pietro, S. Paolo, S. Francesco d'Assisi e il papa Niccolo IV a sinistra; Giovanni Battista, Giovanni Evangelista, Sant'Antonio e il donatore Cardinal Colonna a destra.
Nel resto dell'abside una decorazione a racemi germoglia da due tronchi posti all'estrema destra e all'estrema sinistra del mosaico. Nella fascia alla base dell'abside le scene della vita della Madonna sono disposte a destra e a sinistra della "Dormitio" collocata proprio sotto l'Incoronazione. Questo modo di descrivere la morte della Vergine è tipico dell'iconografia bizantina, ma si diffuse anche in Occidente dopo le Crociate. La Vergine è sdraiata sul letto e, mentre gli angeli si preparano a togliere dallo sguardo attonito degli Apostoli il suo corpo, Cristo prende tra le braccia la sua "anima" bianca, attesa in cielo. Torriti arricchisce la scena con due piccole figure di francescani e di un laico con il berretto duecentesco. Al di sotto della "Dormitio" papa Benedetto XIV collocò la splendida "Natività di Cristo" del Mancini. Tra i pilastri ionici sotto i mosaici, sono stati collocati da Fuga i bassorilievi di Mino del Reame che rappresentano la Nascita di Gesù, il miracolo della neve e la fondazione della basilica da parte di papa Liberio, l'Assunzione di Maria e l'Adorazione dei Magi. Sempre di Fuga è il baldacchino che sovrasta l'altare centrale davanti al quale si apre la Confessione, voluta da Pio IX e realizzata da Vespignani, dove è collocato il reliquiario della Culla. Il reliquiario è in cristallo, a forma di culla, e contiene pezzi di legno che la tradizione vuole appartenere alla mangiatoia su cui fu deposto Gesù Bambino. Fu eseguito da Valadier e donato dall'ambasciatrice del Portogallo. La statua di Pio IX, il papa del dogma dell'Immacolata Concezione è opera di Ignazio Jacometti e fu collocato nell'ipogeo per volontà di Leone XIII.
IL Pavimento
Entrando nella Basilica si rimane ammirati dalla particolarità del pavimento a mosaico dei maestri marmorari Cosma detti “cosmateschi” (sec. XIII).
Cappella Cesi
Voluta dal Cardinale Paolo Emilio Cesi e dal fratello Federico fu realizzata intorno al 1560 e non se ne conosce l’autore, anche se si ritiene che sia stata progettata da Guidetto Guidetti, in collaborazione con Giacomo Della Porta.
Regina Pacis
La statua della Regina Pacis, voluta da Benedetto XV in ringraziamento per la fine della prima guerra mondiale, è stata realizzata da Guido Galli. Sul volto della Madonna, seduta in trono “Regina Pacis e Sovrana dell’universo”, si nota un senso di tristezza.
La Cappella Sforza
A fianco dell’ingresso due lapidi ricordano che la cappella fu realizzata grazie al cardinale Guido Ascanio Sforza di Santafiora, arciprete della basilica, e suo fratello, il cardinale Alessandro Sforza Cesarini, che ne curò la decorazione eseguita nel 1573. Secondo il Vasari, autore del progetto era stato Michelangelo Buonarroti, il quale ci ha lasciato due schizzi ad esso relativi, dove è ben visibile l’originale pianta con ellissi sui lati ed un vano rettangolare che accoglie l’altare. I ritratti inseriti nei monumenti funebri e la pala d’altare (1573) sono stati attribuiti a Gerolamo Siciolante da Sermoneta (1521-1580). La tavola quadrata sull’altare è del Siciolante e rappresenta l’Assunzione della Vergine la cui scansione dei piani è ben organizzata per passare senza scosse dall’ambiente terreno a quello celeste, dove la figura di Maria siede discreta in atto di preghiera.
La tomba del Bernini
“Nobile famiglia Bernini qui aspetta la Resurrezione”. Di lato all’altare maggiore, la semplicità della lastra tombale di uno dei più grandi artisti del ‘600.
La Sacra Culla
Di rimpetto all’altare dell’Ipogeo, di fronte alla statua di Pio IX e sotto il suo stemma, è accolta e custodita una celebre reliquia, comunemente denominata “Sacra Culla”. Essa si offre allo sguardo dei fedeli dalla preziosa urna ovale di cristallo e argento, realizzata dal Valadier.
Il "Presepio" di Arnolfo di Cambio
L'immagine sentimentale e spirituale della ricostruzione di un "Presepio" in ricordo di un venerato avvenimento, ha origini sin dal 432 quando Papa Sisto III (432/40) creò nella primitiva Basilica una "grotta della Natività" simile a Betlemme . I numerosi pellegrini che tornavano a Roma dalla Terra Santa, portarono in dono preziosi frammenti del legno della Sacra Culla (cunabulum) oggi custoditi nella dorata teca della Confessione.
La Sacra Grotta di Sisto III fu molto a cuore nei secoli successivi a diversi pontefici, finché Papa Nicolò IV nel 1288 commissionò ad Arnolfo di Cambio una raffigurazione scultorea della "Natività".
Molti furono i rifacimenti e cambiamenti nella basilica e quando Papa Sisto V (1585/90) volle eretta nella navata destra una grande Cappella detta del SS. Sacramento o Sistina, ordinò nel 1590 all'Architetto Domenico Fontana di trasferire ivi senza demolirla, l'antica "grotta della Natività" con i superstiti elementi scultorei di Arnolfo di Cambio.
I tre Re Magi con vesti e scarpe in elegante, rude stile gotico, e S. Giuseppe, ammirano attoniti e riverenti il miracolo del Bambino in braccio alla Madonna (di P. Olivieri) scaldati dal bue e l'asinello.

GALLERIA NAZIONALE D'ARTE ANTICA - Palazzo Barberini
La zona, posta ai limiti dell’area abitata, consentiva infatti di assolvere alla duplice funzione di villa delle delizie aperta sulla cintura verde stretta attorno all’abitato antico e palazzo urbano originariamente prospettante su Piazza Barberini: questa vocazione, già connaturata al palazzo Sforza, fu rafforzata con la costruzione dei Barberini che, scartata l’idea iniziale di un’adesione alla tradizionale tipologia quadrangolare del palazzo urbano con cortile, fu ideata dal Maderno secondo uno schema aperto che prevedeva lo sviluppo planimetrico ad H dell’edificio con la realizzazione di due ali parallele unite da un setto centrale con porticato d’accesso e finto loggiato superiore; in questo settore di collegamento – parte di rappresentanza comune alle due ali abitative – si concentrarono gli interventi più rappresentativi del Bernini che subentrò nel 1629 come direttore del cantiere coadiuvato anche dal Borromini, nipote del Maderno e già all’opera nella fabbrica.
A questi due nomi si legano alcune delle strutture più significative del palazzo, quali la scala ovoidale dell’ala destra, realizzata
dal Borromini riecheggiando l’analogo scalone di Palazzo Farnese a Caprarola, quello monumentale a pianta quadrangolare a firma del Bernini oltre alla sala ovale e all’imponente salone a doppia altezza su cui tra il 1633 e il 1639 Pietro da Cortona realizzerà il famoso affresco con il Trionfo della Divina Provvidenza, allegorica esaltazione della gloria della famiglia Barberini.
Il palazzo fu acquistato dallo Stato Italiano nel 1949 e, malgrado la difficile coabitazione con altre istituzioni già affittuarie dei Barberini, destinato a sede della Galleria Nazionale d’Arte Antica istituita nel lontano 1895 e mai allestita.
Strettamente legata all’altro nucleo presente a Palazzo Corsini, la Galleria fu inizialmente suddivisa secondo un criterio cronologico che destinava le opere più antiche (fino a tutto il XVI secolo) a Palazzo Barberini e le più tarde a Palazzo Corsini: tale meccanica divisione è stata superata dal riallestimento del 1984 che ha reso giustizia alla collezione Corsini, riassemblata e ricongiunta alla sua sede storica, lasciando a Palazzo Barberini il compito di riunire, sempre con criteri cronologici, le opere variamente acquisite dallo Stato sul mercato antiquario o per lasciti e donazioni e provenienti da diversi nuclei collezionistici ormai dispersi.
Della stessa notevolissima collezione Barberini resta solo una minima porzione, ceduta allo Stato con apposita legge promulgata nel 1934, in cambio della possibilità di disporre a piacimento del rimanente della raccolta, che andò così incredibilmente dispersa.
Le collezioni attualmente in forza al museo, senza contare la “terza galleria” costituita dalle opere in deposito esterno presso enti e
ministeri, vanta circa 1500 dipinti e più di 2000 oggetti di arte decorativa comprendenti sia arredi che oggetti provenienti dall’ex Museo Artistico Industriale; il nucleo più rilevante resta comunque quello dei dipinti che annovera innumerevoli capolavori, soprattutto dei secolo XVI e XVII.
La collezione, in cui spesso si trovano opere particolarmente significative nella produzione dei singoli autori, muove dal XII secolo con l’icona proveniente da S.Maria in Campo Marzio e attraverso alcuni croci del XIII secolo, opere giottesche del XIV secolo e la celebre Madonna di Corneto Tarquinia di Filippo Lippi, giunge alla produzione del ‘500 e del ‘600, vera e propria punta di diamante della galleria.
Tra dipinti di Andrea del Sarto, Beccafumi, Sodoma, Bronzino, Lotto,Tintoretto, Tiziano ed El Greco, spicca la celebre Fornarina di Raffaello mentre la Giuditta che taglia la testa di Oloferne di Caravaggio apre il percorso altissimo dell’arte secentesca con i suoi Reni, Domenichino, Guercino, Lanfranco, Bernini, Poussin, Pietro da Cortona, Gaulli e Maratta.
Molto ben rappresentata anche la pittura del Settecento che, articolata per scuole, offre una panoramica piuttosto completa della pittura italiana del periodo cui si aggiunge un interessante nucleo i dipinti francesi provenienti dalla collezione Cervinara; corona la visita il suggestivo appartamento fatto allestire, con rare e preziose decorazioni, da Cornelia Costanza Barberini nella seconda metà del secolo, piccolo gioiello del gusto dell’epoca in cui trovano posto anche alcuni dei pezzi di arte decorativa più interessanti in forza al museo.
INFO
Telefono: 0039 06 4824184 - 06 4814591
Telefono: 06 32810 Prenotazione biglietti e percorso al Museo
Fax: 0039 06 4880560
Sito web: www.galleriaborghese.it/barberini/it/
Email: info.polomuseale@libero.it
Email: info.tour@libero.it Prenotazione biglietti e percorso al Museo
Acquisto online: www.ticketeria.it/barberini-ita.asp#
ORARIO
Mar-dom ore 8.30-19.30
Chiuso Lunedì (eccetto durante la Settimana della Cultura), 25 dicembre, 1 gennaio
24 e 31 dicembre ore 8.30-17.30
Aperto 5 aprile (Lunedì dell'Angelo)
Chiuso martedì 6 aprile
La biglietteria chiude mezz'ora prima.
COSTI
Intero: € 5,00
Ridotto: € 3,00
Visita guidata: € 5,00
Gratuito fino a 18 e oltre 65 anni UE
San Pietro in Vincoli
Facciata
I vincula di san Pietro, reliquia per la contenere la quale venne costruita la basilicaSan Pietro in Vincoli è il nome di una basilica di Roma. È chiamata anche basilica eudossiana dal nome della fondatrice, l'imperatrice romana Licinia Eudossia, ed è famosa per ospitare il Mosè di Michelangelo.
Storia
La basilica fu fatta costruire nel 442 da Licinia Eudossia, figlia di Teodosio II e moglie di Valentiniano III. L'imperatrice fece costruire la chiesa per custodire le catene (in lingua latina vincula) di san Pietro che la madre, l'imperatrice Elia Eudocia, aveva avuto in dono da Giovenale, patriarca di Gerusalemme durante il suo viaggio in Terra Santa assieme alle catene che avevano legato il santo nel carcere Mamertino.
Secondo la leggenda il papa Leone I le aveva avvicinate per confrontarle e le catene si erano congiunte tra loro in maniera inseparabile.
Nella chiesa sarebbero stati nominati papa Giovanni II e Gregorio VII (1074).
L'edificio fu restaurato da papa Adriano I nel 780, nel 1471 da papa Sisto IV e nel 1503 da Giulio II, come Sisto IV appartenente alla famiglia dei della Rovere; al restauro di Giulio II risale l'architettura attuale della chiesa, con il portico d'ingresso.
Facciata
È preceduta da un portico a cinque arcate sostenute da ottogonali, aggiunto nel 1475. L'attribuzione a Baccio Pontelli è incerta.
Interno
L'interno è diviso in tre navate, separate da 20 colonne corinzie. La volta ribassata della navata centrale mostra un grande affresco di Giovanni Battista Parodi.
Subito a sinistra dell'ingresso c'è la tomba di Antonio e Piero del Pollaiolo, con i busti raffiguranti i due artisti fiorentini, sovrastata da un loro affresco.
La navata laterale di sinistra reca molte ricche sepolture di personaggi importanti della gerarchia ecclesiastica. Queste sepolture sono decorate da sculture allegoriche di grande interesse. Notevole è il mosaico, posto circa a metà della navata, di San Sebastiano: è questa l'unica rappresentazione in cui il Santo è rappresentato come un uomo anziano con la barba. In fondo alla navata, si erge l'organo.
La chiesa contiene nel 2° altare della navata destra un S. Agostino del Guercino ed il ritratto del cardinale Margotti del Domenichino che ha disegnato anche il sepolcro.
Sacrestia
Nell'altare della sacrestia sono conservate le catene di S. Pietro che danno il nome alla chiesa.
Le porte di bronzo che custodiscono la reliquia, del 1477 erano considerate opera di Antonio del Pollaiuolo, ma studi posteriori le attribuiscono al Caradosso.
Per informazioni e prenotazioni:
Cooperativa IL SOGNO - Viale Regina Margherita, 192 - 00198 ROMA
Tel. 06/85.30.17.58 - Fax 06/85.30.17.56
Email : service@romeguide.it
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Mosè (Michelangelo)
Michelangelo Buonarroti, 1513 - 1516 ca.
Marmo, altezza 235 cm
Roma, San Pietro in Vincoli
Il Mosè è una delle più celebri sculture di Michelangelo.
Essa è parte della tomba ubicata in San Pietro in Vincoli, a Roma, costruita da Michelangelo Buonarroti nel 1505 su commissione di Papa Giulio II, tomba completata nell'arco di trent'anni a causa delle continue modifiche apportate al progetto originario. Nel primo progetto la tomba doveva essere costituita come un mausoleo a tre piani, ornato da quaranta statue in marmo e rilievi in bronzo, con una pianta di 11 metri per 7 al cui interno stava la tomba del pontefice massimo: il Mosè doveva fare da pendant con la statua di San Paolo, in quanto entrambi avevano ricevuto la visione di Dio.
Storia
Inizialmente Papa Giulio II fu entusiasta del progetto, tanto che ordinò all'artista di partire per le cave apuane per scegliere i marmi più adatti a tal opera. Michelangelo passò otto mesi a Carrara, dal maggio al dicembre del 1505, contrattando e trasportando, su muli, navi, infine su rulli e slitte, i materiali più belli fino a Piazza San Pietro. Talmente tanti e belli erano che era diventata distrazione popolare andarli a rimirare. Si pensa che il Mosè sia stata una delle prime opere dello scultore.[citazione necessaria]Papa Giulio II non amava gli indugi, presa la decisione chiese al Bramante, l'architetto più illustre di quegli anni di progettare una nuova chiesa che prendesse il posto della vecchia Basilica Costantiniana, in Piazza San Pietro. Doveva essere il tempio della Cristianità, tanto smisurato da contenere il suo altrettanto enorme sepolcro. Giulio II, partito il progetto di quella che è oggi la Basilica di San Pietro, perse interesse per il suo maestoso sepolcro, distratto da ancor più maestosi affari e forse fuorviato da altri artisti invidiosi di Michelangelo.
Michelangelo arriva perfino a scappare da Roma, con il papa che aveva interrotto i pagamenti e lo evitava e i marmi che continuavano ad arrivare e che lui doveva pagare. Tornò solo due anni dopo, sperando di poter rimettere mano al Mosè. Le sue aspettative furono deluse e gli fu commissionato un nuovo lavoro che fu per lui fonte di frustrazioni, anche fisiche, e allo stesso tempo forse la sua opera più famosa e osannata, la Cappella Sistina.
Pochi mesi dopo Papa Giulio II muore, gli succedono Papa Leone X, Papa Adriano VI e Papa Clemente VII, che addirittura progetta di ucciderlo e per Michelangelo si profilano altri ostacoli al compimento del Mosè. Scappa spesso a Firenze. Michelangelo giunge, comprensibilmente, a dire che il Mosè è la «la tragedia della mia vita». Era diventato la sua ossessione. Morto Papa Clemente VII, il nuovo pontefice Papa Paolo III vuole che l'artista esegua il Giudizio Universale, ma gli eredi di Papa Giulio II pretendono a gran voce che il Buonarroti finisca la tomba del loro antenato.
Papa Paolo III si rese conto che Michelangelo era preso tra due fuochi. Convinse e rabbonì il nipote del papa. E rimandò ancora il compimento del sepolcro. Finito il Giudizio Michelangelo doveva riprendere e finire il Mosè. Ma il papa volle che dipingesse un'altra cappella intitolata a suo nome.
Intanto passano gli anni, e bisogna arrivare al 1545, proprio 40 anni, per vedere completata l'opera. Michelangelo era un vigoroso 30enne e ora è un vecchio triste di settant'anni. Gli eredi di Giulio II lo accusano di volersi tenere e investire in vari affari i soldi che ha percepito in quei quarant'anni. Quello che avrebbe dovuto essere un superbo mausoleo s'è ridotto a una "misera" parete.
Negli anni Michelangelo si occupò di altri progetti, a cui deve la sua gloria, ma se il Mosè ora fosse quello che era stato progettato, come dice Corrado Augias nel suo I segreti di Roma, «certamente sarebbe ancora oggi una delle meraviglie del mondo.»
Restauro
Nel dicembre del 2003 si è concluso un restauro quinquennale guidato da Antonio Forcellino. Il restauro, oltre alla pulitura delle statue, ha permesso di riaprire la lunetta alle spalle del gruppo scultoreo da cui proveniva la luce che illuminava la statua, e che era stata coperta nel 1704 da una vetrata. A proposito è stato realizzato un film-documentario, dal titolo "Lo sguardo di Michelangelo" e diretto dal celebre regista Michelangelo Antonioni, premio Oscar nel 1995.
Iconografia
Mosè viene rappresentato in posizione seduta, con la testa barbuta rivolta a sinistra, il piede destro posato per terra e la gamba sinistra sollevata con la sola punta del piede posata sulla base. Il braccio sinistro è abbandonato sul grembo, mentre quello destro regge le tavole della Legge, mentre la mano arriccia la lunga barba. La statua, nella sua composizione, esprime la solennità e la maestosità del personaggio biblico. Per quest'opera, Michelangelo si rifà al San Giovanni di Donatello, riprendendone la carica di energia trattenuta, resa manifesta nel volto contratto e concentrato, ma aumentandone la carica dinamica grazie allo scatto contrario, rispetto al corpo, della testa.
I corni sulla testa di Mosè rappresentano raggi di luce. Infatti nella Bibbia è riportato che Mosè scendendo dal monte Sinai aveva due raggi che partivano dalla sua fronte. In ebraico "raggi" si scrive "karen", che però nelle varie traduzioni è stato trasformato in "keren" (corna) anche perché nel Medioevo si riteneva che solo Gesù potesse avere il volto pieno di luce. Secondo lo psicologo analista junghiano James Hillman «quelle corna collocate lì da Dio o da Michelangelo restituiscono a Mosè ciò che aveva voluto separare e allontanare: Dio e l’animale, la legge e l'istinto, il dovere e il piacere, il monoteismo ebraico e il politeismo egiziano».
Leggende
È legato a questa scultura l'aneddoto secondo il quale Michelangelo, contemplando la stessa al termine delle ultime rifiniture e stupito egli stesso dal realismo delle sue forme, abbia esclamato "Perché non parli!?" percuotendone il ginocchio con il martello che impugnava.
È da sempre il simbolo della tomba di Giulio II e sicuramente rappresenta il maggiore motivo di attrazione per i visitatori della chiesa di San Pietro in Vincoli. La sua collocazione originaria era al piano superiore del monumento, ma successivamente Michelangelo decise di spostarla nella sua attuale posizione per poterla apprezzare meglio.
Lo sguardo del Mosè ha sempre colpito l'immaginazione dell'osservatore. Definito come “terribile”, è stato interpretato come espressione del carattere di Michelangelo. Il termine “terribilità” è stato coniato appositamente per definire il carattere irascibile, orgoglioso e severo dell'artista. Secondo una leggenda Michelangelo colpì violentemente questo ginocchio con un martello. Un gesto di rabbia che nasceva dall'esasperazione verso una statua così perfetta ma muta. L'espressione di Michelangelo: “Perché non parli?” si riferisce a questo episodio. In realtà sulla statua si riscontra solo una naturale venatura del marmo e non vi è traccia di fratture intenzionali.
La barba è un elemento fondamentale dell'iconografia del Mosè. Secondo il Vasari, è scolpita con una tale perfezione da sembrare più “opera di pennello che di scalpello”.
Osservando attentamente le tavole della legge, queste risultano rovesciate, come se fossero scivolate dalle braccia del Mosè.
Queste foto ed il testo della pagina sono tratti da Progetto Mosè www.progettomose.it
Per informazioni e prenotazioni:
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Autoritratto e firma di Michelangelo Buonarroti
FORO ROMANO
In origine la zona era in parte paludosa ed utilizzata come luogo di sepoltura fin dal X secolo a.C. circa, come testimoniato dalle tombe del sepolcreto scoperto nel 1902.
Alcuni resti di capanne e di materiale ceramico rinvenuto presso il sepolcreto arcaico farebbero pensare ad abitazioni sparse già nella seconda metà dell’VIII secolo. I più antichi monumenti di carattere sacro, attribuiti dalla tradizione ai primi re di Roma, risalgono alla seconda metà del VI secolo a.C. All’inizio della Repubblica (509 a.C.) vennero edificati il tempio di Saturno ed il tempio dei Dioscuri.
Al V secolo a.C. risale probabilmente la prima tribuna degli oratori, posta tra il Foro e il Comizio. Nel II sec. a.C vengono costruite quattro basiliche, destinate all’amministrazione della giustizia e allo svolgimento degli affari. Sotto Cesare e poi Augusto il Foro subisce ulteriori cambiamenti.
All’età augustea risale la pavimentazione in travertino ancora oggi visibile. In epoca imperiale sorgono nell’area del Foro numerosi monumenti onorari; l’ultimo di questi è la colonna dedicata, nel 608 d.C., all’imperatore Foca. In seguito il Foro viene abbandonato e sepolto sotto uno spesso strato di terra, diventando area di pascolo nota come Campo Vaccino. Alcuni templi vennero trasformati in chiese, permettendo nel tempo la loro conservazione. Durante il Rinascimento l’area del Foro Romano viene utilizzata come cava di marmi e pietre.
Arco di Tito - Fu fatto innalzare, nell'81 d.C., dall'imperatore Domiziano in memoria del fratello Tito per celebrarne le vittorie contro i Giudei. Rivestito in marmo greco, il monumento è ad una sola apertura fiancheggiata da quattro semicolonne con capitelli.
Basilica di Massenzio - Costruita tra il 306 e 312 d.C. dall'imperatore Massenzio, fu completata dall’imperatore Costantino. Originariamente cinque grandi passaggi conducevano in un'enorme aula divisa in tre navate da colonne in marmo. L'unica colonna superstite fu rimossa nel 1613 e collocata di fronte alla Basilica di S. Maria Maggiore. Nell'abside della navata centrale Costantino fece alzare una sua gigantesca statua con le braccia, le gambe e la testa in marmo bianco ed il resto in bronzo dorato. La testa e un piede sono esposti nei Musei Capitolini.
Tempio di Venere e Roma - Tempio fatto costruire dall’imperatore Adriano, che forse ne fu anche il progettista, nel 135 d.C. e poi completato dall’imperatore Antonino Pio. Ricco di colonne, occupava un'area di m 100 per m 145 e racchiudeva due celle, che furono ricostruite da Massenzio nel 310 d.C. dopo un incendio.
Balnea - Complesso di piccole terme che sorgono a ridosso del Tempio di Eliogabalo e della Vigna Barberini, accanto alla Via Sacra.
Tempio cd di Romolo - L'edificio, un tempo ritenuto dedicato alla memoria di Romolo, il figlio dell’imperatore Massenzio morto giovanissimo nel 309 d.C. e fatto divinizzare dal padre, è oggi indicato come Tempio di Giove Statore.
Tempio di Antonino e Faustina - Costruito nel 141 d.C. da Antonino Pio in onore della defunta moglie Faustina, dopo la morte dell'imperatore fu dedicato anche alla sua memoria. Si erge su un alto podio preceduto da una gradinata (ricostruita in mattoni), al cui centro permangono i resti dell'altare. L'atrio è formato da dieci colonne in marmo. La cella nell'XI secolo fu consacrata come Chiesa di San Lorenzo in Miranda.
Tempio di Cesare (o del Divo Giulio) - Fu costruito dall'imperatore Augusto dove fu bruciato il corpo di Giulio Cesare e dove Marco Antonio pronunciò la celebrazione funebre. Restano solo pochi avanzi, tra i quali l'altare rotondo eretto molto probabilmente nel luogo del rogo funebre.
Regia - Attribuita dalla tradizione al re Numa Pompilio e probabile residenza dei Tarquini. Nel periodo repubblicano vi esercitavano le loro funzioni il Rex Sacrorum, il Pontefice Massimo e gli altri Sacerdoti. La Regia fu distrutta da un incendio nel 64 a.C. e ricostruita nelle linee originarie, a dimostrazione della sua sacralità, nel 36 a.C. da Domizio Calvo.
Tempio Rotondo di Vesta - L'edificio, nato come "capanna del fuoco sacro" probabilmente in legno, paglia e vimini, fu ricostruito nel 191 d.C. da Giulia Domna, moglie dell’imperatore Settimio Severo. A pianta circolare, coperto da un tetto forato sulla sommità per far uscire il fumo del fuoco sacro, era coronato da venti colonne delle quali oggi ne restano tre. Qui venivano conservati gli oggetti sacri legati ai destini di Roma che, secondo la tradizione, Enea aveva portato da Troia.
Tempio dei Castori (o dei Dioscuri) - Dedicato al culto di Castore e Polluce, fu inaugurato nel 484 a.C. e più volte restaurato. Con la facciata rivolta verso il Foro era composto da diciannove colonne (oggi ne restano tre). Nel suo interno, dove qualche volta si riuniva il Senato, venivano verificati i pesi e le misure. Ai piedi del podio, tra i basamenti delle colonne, si aprivano negozi di banchieri, cambiavalute e barbieri.
Basilica Giulia - Sorta sul posto della distrutta Basilica Sempronia, fu costruita da Giulio Cesare nel 54 a.C. e poi a lui dedicata e completata dall’imperatore Augusto. Riedificata, dopo un incendio, nel 2 a.C., fu restaurata per l'ultima volta nel 416 d.C. La Basilica, costituita da una grande aula centrale, era a 2 piani e 5 navate. Ospitava le 4 sezioni delle Assise Romane rette da 105 giudici, i Centumviri.
S. Maria e gli edifici domizianei - Il complesso costituisce l'elemento di raccordo tra il Foro e il Palatino. Si compone di una grande sala dell'epoca dell’imperatore Domiziano, di “tabernae” di età adrianea, di un altro ambiente quadrato scoperto dal quale, attraverso tre ingressi, si accede ad una sala formata da un'aula centrale con quadriportico sul cui fondo si aprono tre stanze. Quest'ultima parte nel VI secolo d.C. fu trasformata nella chiesa di S. Maria Antiqua.
Horrea Agrippiana - L'opera, risalente all'epoca augustea, è una monumentale costruzione quadrata a due piani, in tufo, con grandi ambienti che si aprono su un ampio cortile con portici e altri ambienti più piccoli. Fu fatta edificare da Agrippa per adibirla a magazzini (horrea), come è attestato da un'iscrizione ancora visibile in uno degli ambienti centrali.
Basilica Emilia - Unica superstite delle Basiliche repubblicane, fu costruita nel 179 a.C. dai censori Marco Emilio Lepido e Marco Fulvio Nobiliore. Chiamata inizialmente Fulvia o Fulvia Emilia, fu restaurata più volte da componenti della Gens Emilia, dalla quale prese il nome definitivo. La facciata era costituita da un portico a due piani di sedici arcate su pilastri con semicolonne. Dietro il portico vi erano le botteghe, tra le quali, attraverso tre ingressi ad arco (quello completo è di epoca moderna), si accedeva ad una maestosa sala suddivisa in navate con colonne in marmo. A ridosso del muro perimetrale è esposto il calco di un tratto del fregio che decorava la trabeazione con scene della leggendaria origine di Roma. Sul lato ovest sono visibili i resti della Basilica più antica.
Curia - Fondata, come vuole la tradizione, dal re Tullo Ostilio e rifatta nell'80 a.C. da Silla, fu spostata dal suo sito originario al luogo attuale da Cesare. Completata da Augusto nel 29 a.C. e restaurata da Domiziano nel 94 d.C., fu rifatta per l'ultima volta da Diocleziano intorno al 283 d.C.. Nella facciata si aprono tre grandi finestre e una monumentale porta i cui battenti sono una copia degli originali, trasferiti nel 1660 nella Basilica di San Giovanni in Laterano.
Arco di Settimio Severo - Eretto ai piedi dei Campidoglio nel 203 d.C., nel decimo anniversario dell'ascesa al trono dell'imperatore Settimio Severo e da questi dedicato anche al figlio Caracalla. Le due facciate sono coronate da un alto attico (originariamente sormontato da una quadriga con l'imperatore e il figlio), al cui interno si trovano quattro ambienti accessibili mediante una scala. Sui due lati dell’attico vi è una grande iscrizione con la dedica a Settimio Severo e a Caracalla. Sui pannelli al di sopra delle arcate minori sono rappresentate alcune scene delle due campagne contro i Parti.
Portico degli Dei Consenti - L'edificio è costituito da otto ambienti affiancati e preceduti da un portico di dodici colonne con capitelli corinzi. In alcuni ambienti probabilmente erano collocate le statue delle divinità più importanti del pantheon greco-romano. L'edificio, risalente al periodo flavio, fu restaurato nel 367 d.C.
Rostri - La gradinata semicircolare, adibita a tribuna per gli oratori, era stata ornata con i rostra, gli speroni in bronzo sottratti alle navi dopo la vittoriosa battaglia di Anzio (338 a.C.). Spostati dall’area del Comizio in seguito alle demolizioni realizzate da Cesare, vennero inaugurati nel 44 a.C., poco prima della sua morte. La costruzione si compone oggi di parte della scalinata semicircolare d'accesso, di alcuni resti dell'interno e della facciata. Sul lato nord vi è un'aggiunta in mattoni risalente al 470 d.C.
Tempio di Saturno - Iniziato sul finire dell'età regia, il tempio fu inaugurato tra il 498 e il 497 a.C. e interamente riedificato nel 42 a.C. Davanti alla facciata era addossato un avancorpo (resta la soglia della porta che si apriva verso il Foro) dove veniva conservato il tesoro pubblico dello Stato.
Tempio di Vespasiano e Tito - Del tempio restano 3 colonne del lato nord-est. I gradini d'accesso e parte del podio risalgono al XIX secolo. L’imperatore Tito diede inizio alla costruzione del tempio in onore del padre Vespasiano ma morì prima della sua ultimazione. Fu suo fratello l’imperatore Domiziano che completò i lavori del tempio dedicandolo a Vespasiano e Tito.
Colonna di Foca - Ultimo monumento del Foro romano, la Colonna fu dedicata nel 608 d.C. a Niceforo Foca, l'imperatore bizantino che donò il Pantheon a PapaBonifacio IV. La Colonna, che ha origini più antiche (risale al II secolo d.C.), è sormontata da un capitello corinzio.
Via Sacra - La Via, che attraversa il Foro, era il percorso del condottiero vittorioso (dux) verso il Campidoglio. Era detta Sacra perché, secondo la leggenda, la percorsero Romolo e Tito Tazio dopo il patto di alleanza stretto al termine della guerra tra Romani e Sabini. Ogni mese vi si tenevano solenni cerimonie religiose con sacrifici.
INFO
Indirizzo: Via della Salara Vecchia, 5/6
ORARIO
Dal 2 gennaio al 15 febbraio ore 8.30-16.30
Dal 16 febbraio al 15 marzo ore 8.30-17.00
dal 16 marzo all’ultimo sabato di marzo ore 8.30-17.30
dall’ultima domenica di marzo al 31 agosto ore 8.30-19.15
Dal 1 al 30 settembre ore 8.30-19.00
dal 1 ottobre all’ultimo sabato di ottobre ore 8.30-18.30
dall’ultima domenica di ottobre al 31 dicembre ore 8.30-16.30
Venerdì santo ore 8.30-14.00
Chiuso 25 dicembre, 1 gennaio
Venerdì 2 aprile l'area del Colosseo, Palatino e Foro Romano effettuerà una chiusura straordinaria per la celebrazione della Via Crucis. Chiuso a partire dalle ore 14.00 (l'uscita dei visitatori sarà garantita fino alle ore 15.00).
La biglietteria chiude 1 ora prima
In funzione due biglietterie: quella di Via di San Gregorio (Palatino) e di Largo della Salara Vecchia - ex Largo Romolo e Remo - (Foro Romano).
Per quanto riguarda le uscite saranno attive quelle dell’Arco di Tito e del Carcere Mamertino (chiuse sia in entrata che in uscita S. Teodoro e Clivo Capitolino).
Inoltre, all'interno del Palatino sono visitabili senza costo supplementare i seguenti monumenti:
- Casa di Augusto:
lunedì, mercoledì sabato e domenica, dalle ore 11.00 alle ore 15.30
Si comunica, inoltre, che in caso di pioggia il monumento rimarrà comunque chiuso al pubblico.
- Vigna Barberini, una terrazza artificiale nell'angolo nord-orientale del Palatino
secondo il consueto orario di apertura del sito
- Arcate Severiane:
martedì, giovedì e venerdì secondo il consueto orario di apertura del sito
- Casa di Livia, Loggia Mattei (Palatino) - e Tempio di Romolo (Foro Romano)
secondo il consueto orario di apertura del sito
COSTI
Intero: € 12,00
Ridotto: € 7,50
Audioguida: € 4,00
Visita guidata: € 3,00
Gratuito fino a 18 e oltre 65 anni UE
Il biglietto è valido due giorni e consente l’ingresso al Colosseo e alle mostre all’interno del Colosseo, al Foro Romano, al Palatino e ai monumenti aperti all'interno del Palatino/Foro Romano
Biglietto Ridotto per i cittadini della Unione Europea tra i 18 e i 24 anni
ARCHAEOLOGIA CARD valido 7 giorni per Palazzo Massimo, Palazzo Altemps, Crypta Balbi, Terme di Diocleziano, Colosseo, Foro Romano e Palatino, Terme di Caracalla, Villa dei Quintili, Mausoleo di Cecilia Metella.
INTERO € 23,00
RIDOTTO € 13,00
ROMA PASS: il sito rientra nel circuito della Roma Pass







